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Kiirtan e meditazione, la musica dell’anima

Mahima   08 Giugno 2022   0 Commenti
Kiirtan e meditazione, la musica dell’anima

Il kiirtan è una pratica che precede la meditazione e consiste nel ripetere il mantra, una frase musicale facile da memorizzare, cantando.
Così come tutto nell’universo è vibrante ed ogni cosa segue un proprio ritmo, anche le cellule del corpo umano vibrano producendo una loro “musica” (“sonocitologia” si chiama la scienza che la studia). I modelli sonori influenzano l’acqua nel corpo, la secrezione degli ormoni, la cognizione, il comportamento e il benessere psicologico. Non a caso il mantra è composto in sanscrito, una lingua le cui radici acustiche vibrano in una maniera precisa.
Sostenere questa particolare vibrazione sonora per lungo tempo trasforma la natura della mente e del corpo.

É importante cantare il mantra ad alta voce, per immergersi completamente nel suono, nella vibrazione del mantra e assaporarne il significato.
“Baba Nam Kevalam” è il mantra in sanscrito che cantiamo, dal 1971, donatoci da Shrii Shrii Anandamurti.

  • Ba è un suono dolce, una delle prime sillabe che un bambino pronuncia, raddoppiato vuol dire “il/la più amato/a”;
  • Nam è “il nome”;
  • Kevalam vuol dire “solamente”.

Per intero: “Risuona solamente il nome dell’entità più amata”.
Che ci sia questa entità per molti di noi è chiaro fin da subito, per altri meno, ma si scopre un po’ alla volta.
Cantare il kiirtan è una cosa che si fa per predisporre la mente alla meditazione.
Spesso arriviamo a casa con la testa piena delle emozioni relative alla nostra giornata lavorativa, proiettati verso l’esterno, e iniziare subito la meditazione vorrebbe dire passare decine e decine di minuti a cercare di liberarsene.
Iniziare con il kiirtan ha un po’ l’effetto di cambiare aria alla stanza: dieci minuti di kiirtan, di più funziona ancora meglio, e l’aria dentro di noi è completamente un’altra. Tutto il groviglio di emozioni, rabbia, frustrazione, delusione, e via dicendo, si dissipa, lasciando il posto ad una sensazione di calma e tranquillità.

Quando si canta ad alta voce ci sono anche altri benefici:

  • si libera l’espressione creativa, le emozioni intrappolate;
  • ci si offre l’opportunità di aprire il petto e liberarci dalle paure, dalla vergogna e dalla timidezza;
  • ci si dà l’opportunità di esprimerci e riscoprire le nostre potenzialità addormentate di cantanti, la nostra arte nel creare musica, ritmi e sensazioni con la nostra voce e con quella degli altri.

E se il corpo umano è uno strumento vibratorio trascurato o danneggiato, la pratica del canto può restituirgli vitalità.
Mentre si crea cantando, si riceve ascoltando, e non ascoltano solo le orecchie, ascoltano anche il cuore, la pelle, le ossa, tutto il corpo.
Durante il canto la voce esplora con precisione la struttura ossea del corpo umano. La vibrazione vocale riverbera “appoggiandosi” ad una parte del confine osseo e questa nostra casa-tempio comincia a risuonare, diventa vibrante. Il diaframma lascia scorrere l’onda del respiro, le corde vocali modulano l’emissione dell’aria, la gola fa da canale fra lo spazio ampio della cassa toracica e il mondo ricco di anfratti della testa, mentre la lingua e il palato giocano fra di loro le molte sfumature del suono. Esplorare in questo modo il corpo, tramite la voce, aiuta a percepire con chiarezza il primo luogo dove è importante riuscire a “stare”: dentro se stessi, nel proprio corpo, nel suo respiro, soffio, anima.
Inoltre, cantare si fa espirando, e visto che il momento dell’espirazione è quello in cui si attiva il sistema parasimpatico, il canto regola il sistema cardiocircolatorio.
Anche l’attivazione di una respirazione principalmente diaframmatica, che si impara cantando, contribuisce a dare benessere, calma e vitalità.

Cantare in gruppo il kiirtan poi, vuol dire cantare tutti insieme la stessa melodia, e perciò necessariamente inspirare ed espirare all’unisono, accordando insieme al respiro anche le proprie onde mentali e creando così, nelle menti di chi partecipa, la stessa coerenza di vibrazione.
Così ci si prepara a meditare insieme. Monitorate le onde cerebrali di persone esperte che meditavano insieme, i ricercatori hanno riscontrato che le onde cerebrali si uniformano, quasi a creare una mente unica.
Mentre si canta il kiirtan, si danza anche. La danza prevede passi alternati in cui l’alluce batte leggermente dietro il tallone del piede opposto, per stimolare la ghiandola pineale che controlla a cascata tutte le altre ghiandole neuroendocrine e secerne l’ormone della melatonina.
Anche le braccia hanno una loro posizione precisa: sono tenute aperte, rivolte verso l’alto, in un gesto che è quasi un abbraccio che accoglie e a cui ci si lascia andare senza paura, ad occhi chiusi.
Così come dal provare un certo sentimento deriva una determinata postura fisica, altrettanto vero è che assumere quella stessa postura fisica induca a provare il sentimento da cui scaturisce. Perciò aprire le braccia, che significa rinunciare a chiudersi in protezione, è dichiarare “io non ho paura di accogliere” né di essere accolta, perché qui ogni movimento è reciproco, è sia attivo che riflessivo.

Cantare ad alta voce è un dono che si fa, con la percezione che non la nostra voce non sia nostra, come non è nostra l’aria che respiriamo. E ci scopriamo strumento, uno strumento musicale attraverso cui l’aria passa e produce suoni. Uno strumento speciale, unico come unica è la conformazione fisica che dà un tono, un timbro particolari alla nostra voce, identificabile e diversa da tutte le altre.
E nel momento stesso in cui questa voce la doniamo, la riceviamo indietro, al nostro ascolto, raddoppiata,  non la voce del mio piccolo io individuale, ma la voce di quell’io interiore connesso con l’intero creato.
Questo significa cantare il nome dell’entità più amata, chiamarne a gran voce la presenza, realizzare quel sentimento di amore universale di cui noi stessi siamo espressione.

Il kiirtan da un lato ci aiuta a ricordare qualcosa di più grande, di profondo, di infinito, di beato e mentre stiamo cercando di toccare questo con la mente ripetendolo tutto il tempo dall’altro ci aiuta a dimenticare il nostro piccolo ego, la paura, la vergogna, tutte le cose che ci danno dolore, tutto quello che ci rende piccoli, finiti e limitati.

Quando si fa in gruppo, il kiirtan ha una forza maggiore: le energie di ognuno si sommano, così il canto cresce e acquisisce un proprio corso autonomo, come un fiume, inarrestabile. La vicinanza fisica crea calore emotivo tra chi canta, e rende ognuno capace di liberare quello che ha dentro ed espandersi oltre i propri, consueti, limiti.
Con il canto, la danza ed il ritmo, il kiirtan impegna il corpo e la mente, coinvolge gli organi motori e di percezione senza lasciare spazio ad altro.
E quando ci fermiamo, è come se avessimo passato un colpo di spugna sulla lavagna interiore della nostra mente, lasciandola vuota e pulita, pronta a raccogliere i tratti della nostra identità interiore che, durante la meditazione, vi si disegnano.

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